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La macchina

Negli ultimi decenni dell’Ottocento l’irruzione della modernita’ fu cosi’ rapida e sconvolgente che ci si rese subito conto che stava iniziando un’era del tutto nuova che avrebbe cancellato tradizioni secolari. Molti intellettuali ne denunciarono i pericoli, proprio per il timore di vedere stravolti valori e principi da sempre considerati fondamento di civilta’.

La rivoluzione industriale, dalle sue origini, puo ‘ essere considerata un vero e proprio spartiacque nella storia dell’uomo; da allora storia e societa’ sono fortemente condizionate dai progressi della scienza e della tecnologia.

La “macchina” emblematicamente, e’ diventata figura del processo di meccanizzazione che ha trasformato radicalmente economia, societa’, ambienti, costumi di vita e immaginario, a un ritmo, col trascorrere del tempo, progressivamente sempre piu’ intenso.

La “macchina” e’ quella su cui si basa il fabric-system industiale. “Macchina” e’ l’automobile, che puo’ essere presa a simbolo del nostro tempo, in quanto la sua invenzione e la sua rapida e capillare diffusione hanno trasformato il volto della citta’, e del paesasggio naturale, con la costruzione di strade e autostrade, e modificato radicalmente, nel bene e nel male, le abitudini quotidiane degli uomini.

“Macchina” e’ l’aereo che ha accorciato i tempi e distanze, ma che e’ divenuto purtroppo anche strumento di morte nelle terribili guerre del Novecento e del nostro tempo.  

“Macchina” e’ il computer che sembra regolare tutto il nostro presente.

“Macchine” sono i mille strumenti che accompagnano il nostro quotidiano.

Sulla “macchina” infine si e’ basata la nostra immaginazione del futuro, la fantascienza, oggi in gara con la realta’, in quanto il processo della tecnologia e’ talmente veloce che sembra precedere la nostra stessa immaginazione.

L’idea del processo parte da un mito antico a cui si rifa’ lo storico David Landes intitolando a Prometeo il suo attento approfondito saggio sulle trasfornazioni tecnologiche e sullo sviluppo industriale dell’Europa occidentale.

La diffusione dell’economia industriale ha trasformato radicalmente la vita degli uomini, la natura, la citta’, le strutture della societa’. Ecco perche’ si puo’ parlare di vera e propria rivoluzione.

"Quando John Wyatt, nel 1735, annuncio’ la sua macchina per filare (ebbe inizio) la  rivoluzione industriale del secolo XVIII [...].

Dalla macchina utensile prende le mosse la rivoluzione industriale del secolo XVIII". Queste parole, tratte dal Capitale di Karl Marx, legano la macchina alla nascente economia basata sull’industria e sul capitale.

Con l’espressione Marx non intendeva indicare soltanto i cambiamenti tecnici prodotti dalle macchine e la crescita quantitativa dello sviluppo economico, ma i modi della produzione e i diversi ruoli delle classi sociali nel processo di produzione. Con l’avvento del fabric-system, secondo Marx, la forza lavoro "era divenuta essa stessa una merce" e veniva venduta e acquistata sul mercato dai capitalisti possessori di denaro.

Luigi Pirandello nel romanzo del 1916 “Si gira” affronta il tema del rapporto tra l’uomo e la macchina. In questo scritto Pirandello da’ voce al timore dell’uomo di divenire solo servo della macchina, condannato ad essere mano soltanto, perche’ cuore e cervello non servono piu’, sonon inutili e dannosi. Solo macchine e mani che le muovono, ogni altra cosa e’ superflua.

"Viva la macchina che meccanizza la vita! [...]
La macchina e’ fatta per agire, per muoversi, ha bisogno di ingoiarsi la nostra anima, di divorar la nostra vita. [...] (Quadreno primo, II).   

Dagli anni Settanta si e’ entrati in una nuova fese dell’era industriale, segnata dalla crisi energetica, da una forte inflazione, da una ristrutturazione industriale e produttiva che genera imponenti fenomeni di disoccupazione. Si sviluppa e si diffonde l’informatizzazione, nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole. Il nuovo modo di produzione fondato sulla globalizzazione, sulla riorganizzazione del lavoro, verra’ chiamato Postfordismo. Nella grandi fabbriche e’ infatti scomparso il sistema di disciplina delk lavoro organizzato da Taylor e da Ford, sostituito dalla robotizzazione e da altri sistemi di lavoro informatico che hanno determinato una riduzione drastica dell’occupazione operaia e scenari preoccupanti di disoccupazione. 

Lo stravolto scenario della nuova industria viene descritto in un romanzo Le mosche del capitale (1989) dello scrittore Paolo Volponi, che conosceva dall’interno il mondo industriale, avendo lavorato all’Olivetti e alla FIAT. Nel romanzo prendono la parola, oltre agli uomini, gli animali, le cose e le piante: i ficus, la poltrona del presidente, la sua borsa, la sua porta, un quadro, il calcolatore.    

Testi consulati

Guarracino, S. Percorso di storia. Torino: Utet 2000;

Giardina, M. Quadreno di storia moderna. Milano: Mondaodri, 2002

Prof. Alessio Lodes 
Italia (Pordenone)  
prof_biblio_lodesal@yahoo.com



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  • Oriundi

    Giornalismo fatto con passione