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Giovani e preparati ma senza lavoro. Italia ultimi in Europa [it]
Lunedì - 07/05/2012

Il tasso di occupazione dei giovani tra i 25 e i 29 anni con alte competenze (titolo di studio universitario o superiore) è in Italia il più basso tra i paesi europei: 55,6% contro una media dell'80%. In Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania supera l'85%, in Olanda addirittura il 90%. «Il mercato del lavoro non riconosce la qualità dei giovani». E’ uno dei dati più significativi che emerge dal rapporto sulla “Cattiva economia” elaborato dall’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, in occasione del 24° Congresso nazionale dell’Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, in corso di svolgimento a Roma presso lo Sheraton Golf Parco de’ Medici.

La ricerca mette in luce in dieci punti le debolezze dell’economia italiana, elaborando e comparando i dati da fonti nazionali e internazionali. «La ripresa economica – scrivono le Acli – è ostacolata non solo da una congiuntura internazionale negativa. La crisi ha ingigantito alcuni dei problemi storici del sistema Italia. La cattiva economia è quella che non investe sul capitale umano, sull’ambiente, sull’innovazione, non sostiene le eccellenze produttive, non riesce a contrastare inefficienze, illegalità ed evasione fiscale, non punta al riequilibrio demografico, preferisce investire in spese militari piuttosto che contrastare la povertà assoluta».

IL SISTEMA DELLE IMPRESE. Tra il 2009 e il 2011 – afferma l’Iref elaborando dati Movimprese - sono 249.678 le imprese in meno nei settori del commercio (-88.269), agricoltura (-72.136), manifattura (-51.806) e costruzioni (-37.467). «La crisi ha rivoluzionato la struttura produttiva italiana, indebolendola nella dorsale produttiva». L’abbigliamento ha perso in tre anni oltre 6000 aziende, l’alimentare 4.663, il comparto del mobile quasi 3.200, il tessile 2.690, il segmento pelle 2.484. Nel complesso, il comparto del gusto e del saper fare italiano – eccellenza del nostro Paese – ha perso in tre anni 19.080 aziende, pari al 36,8% delle aziende manifatturiere venute meno.

INNOVAZIONE. Le imprese private italiane investono in ricerca e sviluppo un terzo in meno (0.6% su PIL) di quelle tedesche (1.85%), la metà di quelle francesi (1.27%). Solo le imprese turche (0.32%) tra i principali Paesi industrializzati investono in questo campo meno delle nostre. Il supporto diretto dello Stato nell'innovazione è appena dello 0.04% del PIL, contro lo 0,12% della Spagna, lo 0,15% della Francia, lo 0,18% degli Stati Uniti. Il supporto indiretto, attraverso incentivi fiscali, è di fatto inesistente (Dati Oecd, Main Science and Technology Indicators Database, marzo 2010).

ENERGIA. Il 42.1% del fabbisogno di energia è coperto oggi dal petrolio, il 30.1% dal gas, il 27.7% da altre fonti. Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), nei prossimi vent’anni l’Italia sarà chiamata a portare a compimento una netta differenziazione delle fonti energetiche, arrivando nel 2030 ad un sostanziale pareggio tra petrolio, gas e altre fonti di approvvigionamento. «L’autonomia energetica italiana passa attraverso la capacità di produrre più energia usando risorse, metodi e strumenti diversi».

CAPITALE UMANO. Tra disoccupati, “scoraggiati” e sotto-occupati, sono più di 5milioni e mezzo (5.577.000) quanti vivono una condizione di mancato inserimento o inserimento imperfetto nel mercato del lavoro: il 12% della popolazione tra i 15 e i 74 anni (Istat 2011). «Il deterioramento del mercato del lavoro ha un costo economico oltre che sociale»: al netto dei contributi incassati – stima l’Iref su dati Inps – la disoccupazione costa 11 miliardi in prestazioni di sostegno al reddito.

INFORTUNI. Malgrado il calo degli ultimi anni, gli incidenti sul lavoro sono ancora più di 800.000 l'anno. Il costo economico degli infortuni, per i soli risarcimenti, è pari a 20,3 miliardi di euro (stime Inail per il 2012). «Il lavoro sicuro – osserva l’Iref – è anche una leva per migliorare l’efficienza del sistema economico. Se per il miglioramento della congiuntura dovessero riprendere a salire anche gli infortuni sarebbe una sconfitta, innanzitutto per i lavoratori, ma anche per il sistema delle imprese e il Paese in generale».

INVESTIMENTI. L'Italia è nelle ultime posizioni (30° su 34) nella graduatoria degli stati industrializzati per la facilità di fare impresa. La Gran Bretagna è quinta, la Germania tredicesima, la Francia diciottesima, la Spagna è al 24° posto. (dati World Bank, Doing Business). Il nostro Paese è al 133° posto nella classifica mondiale per la facilità di pagamento delle tasse. Al 54° posto per numero di pagamenti, al 127° posto per tempo necessario ad assolvere gli obblighi fiscali. In Italia sono necessarie 285 ore all'anno per pagare le tasse, 99 ore in più della media dei Paesi industrializzati (dati PriceWaterhouseCoopers, Paying Taxes 2012)

SOMMERSO ED EVASIONE. Secondo i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risultava compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3 e al 17,5 per cento del PIL. Nel 2000, l’ampiezza dell’economia sommersa oscillava tra i 217 e i 228 miliardi di euro, rispettivamente il 18,2 e il 19,1 per cento del PIL.

La percentuale di evasione dell'IVA in Italia è del 22.1%, superata in Europa dalla sola Grecia (30.2%). Due terzi degli accertamenti fiscali realizzati in Italia nel 2010 hanno riguardato persone fisiche, con un importo medio ricavato per accertamento di 7.475 euro. Gli accertamenti sui grandi contribuenti sono stati 2.609 (0.4%), con un ricavo medio di oltre 2 milioni ad accertamento. «Si punta sulla quantità dei controlli piuttosto che sulla qualità» scrive l’Iref. «Si interviene sull’ampia base della piramide contributiva, limitando i controlli sulla sommità perché più complessi e laboriosi. Si tratta di una strategia che sta dando in parte i suoi frutti. Resta che i controlli su 460mila “piccoli evasori” hanno prodotto due miliardi in meno degli accertamenti su 2600 “grandi evasori”».

CREDIBILITA' INTERNAZIONALE. Secondo Corruption Perception Index, un indice internazionale che misura la percezione di corruzione di una nazione, l'Italia è uno tra i paesi europei maggiormente corrotti, superata in questa infelice graduatoria solo da Romania, Grecia e Bulgaria. Secondo il parere degli stessi italiani (registrato dal Global Corruption Barometer), negli ultimi tre anni la corruzione è aumentata anziché diminuire (65%), e l'impegno del governo per contrastarla è risultato inefficace (64%). «L’illegalità e la corruzione – affermano le Acli – sono un ostacolo oggettivo alla rilancio della nostra economia».

RIEQUILIBRIO DEMOGRAFICO. Il rapporto tra popolazione attiva (15-64 anni) e popolazione inattiva (over 65) era pari a 3,7 nel 2000 (Potential Support Ratio). Stando alle previsioni demografiche delle Nazioni Unite, questo tasso di “supporto” potenziale della popolazione attiva nei confronti di quella inattiva scenderà a 2.5 nel 2025, per arrivare a 1.5 nel 2050. «La questione demografica – scrivono le Acli - è il grande tema dell’Italia del futuro. Se non si riesce a contrastare queste tendenze nei prossimi decenni la popolazione attiva si ridurrà al punto da rendere insostenibile il sistema di assistenza pubblica».

POVERTA' E SPESE MILITARI. Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute, nel 2011 l'Italia è il settimo esportatore mondiale di armamenti. Il volume dell'export è in forte crescita, con un +76% rispetto all'anno 2010. Il totale delle transazioni bancarie legate all'import-export di armamenti ha superato i 4 miliardi di euro nel 2009 e i 3 miliardi e mezzo nel 2010. Un contributo di solidarietà dell'1% su queste operazioni – calcola l’Iref – avrebbe fatto ottenere risorse per 40 milioni di euro nel primo anno e 35 milioni di euro nel secondo.

Il contestato acquisto da parte dello Stato dei caccia-bombardieri F35 avrà un costo complessivo di 13 miliardi di euro, 732 milioni di euro all'anno: 4 volte l'ammontare per il 2011 del Fondo nazionale per le politiche sociali destinato alle Regioni. Con i soldi dei caccia si potrebbe finanziarie per 5 anni e mezzo la “nuova social card”, il piano di contrasto alla povertà assoluta presentata dalle Acli al precedente Governo. (Acli)
 






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