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Roberto Rivellino

In tutti gli album delle figurine il suo cognome figura con una sola elle. Ma lui ci tiene al cognome corretto che è composto da due elle. Un cognome assolutamente italiano.

E se per la storia del calcio lui rimarrà la stella del Brasile con il nome Rivelino, per la comunità italiana nel Mondo lui sarà sempre Roberto Rivellino, nato a San Paolo da padre ambulante proveniente da Macchiagodena in provincia di Isernia

Nato il 1 gennaio del 1946, Roberto Rivellino iniziò il proprio percorso nel calcio a 5 con il Clube Indiano di San Paolo. Nella stessa città ha sede anche il  Palmeiras, squadra fondata da italiani che fino all’ingresso del Brasile nella seconda guerra mondiale si chiamava Palestra Italia. La squadra  dei nostri emigranti, che tra gli altri lanciò Altafini , non riuscì però a intuire le qualità del giovane calciatore molisano e lasciò che andasse al Corinthias. 

Nella squadra paulista Rivellino giocò dal 1965 al 1974. Nove anni di grandi soddisfazioni anche se strada facendo avrebbe perso la sua “l” divenendo per tutti Rivelino.  E nove anni senza vincere un titolo. Per farlo, Rivelino emigrò a Rio nel Fluminense dove vinse  gli unici due campionati della carriera. 

I pochi titoli conquistati  nei campionati nazionali non valsero però il successo conquistato con la  Seleçao di cui sarà uno dei grandi protagonisti negli anni Settanta. Rivelino, come Pelè,  giocò 92 volte in divisa verdeoro, partecipò ai mondiali  del '70, '74 e '78), e vinse quello contro l'Italia nell'indimenticabile galoppata dell'Azteca). Segnò 26 gol, molti dei quali con le sue leggendarie punizioni-bomba, l'arma in più di cui disponeva questo centrocampista offensivo che non amava, invece, calciare i rigori. Soprannominato “padata-atomica”, Rivelino era e rimane un grande amico di Pelè. 

"Quando fui convocato per la prima volta in nazionale – racconta Roberto -  mi accolse con grande disponibilità e mi prese in simpatia. E' sempre stato prodigo di preziosi consigli, da un vincente come lui hai sempre da imparare. Nella vita siamo rimasti amici e mi ha dato una mano anche quando ho avviato le mie scuole calcio. Devo solo ringraziarlo, mi è sempre stato vicino, e se ho vissuto una buona carriera lo devo molto a lui".

Centrocampista che univa tecnica a fisicità,  Rivelino  giocò anche i mondiali tedeschi del '74  e quelli  in Argentina nel '78 a fianco dei nuovi astri nascenti Zico e Cerezo. La sua ultima partita in nazionale la giocò  proprio nella finale del terzo posto vinta ancora con l'Italia. Il campione di origine molisana chiuse la carriera giocando in Arabia Saudita. 

Generoso D'Agnese
Giornalista, ricercatore e autore.
gedag@webzone.it
Pescara - Abruzzo - Itália



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