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Formare nei paesi d'origine per integrare in Italia

Nasce dalla certezza che la vera integrazione cominci nel Paese di origine la ricerca curata da Massimo Arcangeli e Alessandro Masi, "Formare nei Paesi d'origine per integrare in Italia. Le nuove sfide della Dante Alighieri", che sarà presentata martedì 5 dicembre alle ore 10 nella sede del CNEL (Viale David Lubin, 2 - Roma).

Alla presentazione della ricerca parteciperanno il Presidente della Società Dante Alighieri, Ambasciatore Bruno Bottai, il Presidente del CNEL, prof. Antonio Marzano, il Direttore Generale per l'Immigrazione del Ministero del Lavoro, Maurizio Giuseppe Silveri, il Direttore dell'Ufficio Regionale per il Mediterraneo dell'O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), Peter Schatzer, lo scrittore e giornalista algerino Amara Lakhous e gli autori Massimo Arcangeli, docente di Linguistica Italiana all'Università di Cagliari e Alessandro Masi, Segretario Generale della "Dante Alighieri".

Seguirà una Tavola Rotonda moderata dal dott. Alessandro Masi, a cui prenderanno parte il Presidente dell'Organismo Nazionale di Coordinamento per le Politiche di Immigrazione, Giorgio Alessandrini, il Sottosegretario del Ministero della Solidarietà Sociale, Cristina De Luca, il Segretario Generale del Censis, Giuseppe De Rita, il Sottosegretario del Ministero dell'Istruzione, Maria Letizia De Torre, il Viceministro degli Affari Esteri, Ugo Intini, e il Sottosegretario del Ministro dell'Interno, Marcella Lucidi.

Quando si parla di immigrazione, di integrazione e di cittadinanza, si deve necessariamente discutere anche di formazione, di cultura e di lingua. In questo scenario che ormai fa da sfondo all'ordinaria attualità non solo del nostro Paese e del nostro continente ma anche dell'evolversi del mondo in direzione di un'assoluta globalizzazione, la testimonianza della Società Dante Alighieri assume un'importanza determinante per l'attività di formazione culturale, linguistica e, dunque, sociale, degli stranieri che scelgono l'Italia quale meta ideale, a volte obbligata, a volte suggerita da preferenze di carattere professionale. Tra le iniziative intraprese dalla Società Dante Alighieri in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di rilevanza significativa sono quelle tese a preparare, nei loro Paesi di origine, i futuri cittadini italiani.

Oltre ad essere una delle istituzioni che in Italia ha sentito per prima l'urgenza di dover affrontare il fenomeno-immigrazione con l'avvio di corsi per immigrati, la Società Dante Alighieri opera già dal 2000 in applicazione dapprima della Legge Turco-Napolitano e in seguito dell'attuale normativa, fornendo assistenza per la preparazione linguistica degli immigrati provenienti in Italia presso le oltre 400 sedi presenti all'estero, come è accaduto con successo in Tunisia, Sri Lanka, Bulgaria e Moldavia.

Per quanto riguarda la questione della cittadinanza, la "Dante" ribadisce fortemente la necessità da un lato di un'adeguata conoscenza e condivisione della lingua e cultura italiana per i richiedenti, dall'altro di un'unica certificazione che attesti le diverse competenze linguistiche degli apprendenti. Esistono infatti oggi in Italia quattro certificati rilasciati rispettivamente dalla stessa "Dante Alighieri", dall'Università di Roma Tre e da quelle per stranieri di Siena e di Perugia. Per questo motivo la "Dante" ritiene ormai necessario il varo di una legge che disciplini il sistema di apprendimento del nostro idioma.

Scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella prefazione: «Il lavoro della Dante Alighieri, di cui questo libro è testimonianza, va in questa direzione: aiuta cittadini di altri stati a inserirsi nella nostra cultura, attraverso gli atti comunicativi più semplici, quelli che passano attraverso il "buongiorno" e la "buonasera", parole che aprono e chiudono una giornata di fatica quotidiana, accompagnata, forse, anche da qualche "grazie" ricevuto e dato. [...] L'italiano è una lingua di cultura, che può forse diventare una lingua franca, per esempio nel Mediterraneo, da dove vengono tanti dei nostri immigrati. Questo semplice rilievo ci aiuta a capire l'importanza e i meriti del lavoro che la Dante Alighieri già compie. L'auspicio è che, ora, sia capace di affrontare anche la nuova e più ardua sfida».

«A volte non è facile rendersi conto che è l'economia italiana ad aver bisogno, per svilupparsi e far fronte alla crescente concorrenza, di immigrati in grado d'integrarsi utilmente nella nostra società - afferma l'Ambasciatore Bruno Bottai, Presidente della Società Dante Alighieri -. È uno degli effetti della globalizzazione, che sta rendendo tutte le contrade del mondo più vicine tra loro.

Il Paese deve essere grato alla Società Dante Alighieri per la politica di diffusione della nostra lingua e della nostra cultura, che essa va realizzando - spiega Antonio Marzano, Presidente del CNEL -: un impegno cui non si commisurano, purtroppo, adeguate risorse finanziarie. In un Paese con una demografia come la nostra, c'è bisogno di una crescente immigrazione di lavoratori provenienti da altri Paesi.

Se questo afflusso aiuta a risolvere un problema, per altro verso ne crea un altro, quello dell'integrazione: bisogna "capirsi" tra genti dalla diversa storia, di religione diversa, con differenti costumi e, naturalmente, di lingua diversa. Conoscere la lingua non è di per sé sufficiente ad integrarsi, ma è certamente il primo passo indispensabile nella direzione auspicata. Il passo ulteriore è conoscere la cultura del nostro Paese, che non è soltanto conoscere la nostra Storia, le nostre Arti, la nostra stessa Economia».